EROTIC CHAT LINE

 

erotico1

 

Si conobbero in una chat erotica.
Lui era un serio professionista non più giovanissimo che spesso, nei momenti liberi, all’insaputa degli amici e naturalmente della moglie, si dedicava al sesso virtuale, cercando occasionali compagne in rete.
Così una notte, come faceva spesso, chiuso dentro il suo piccolo studio, accese il portatile ed entrò nella solita Chat erotica, sperando di incontrare Fragolanera, con cui l’ultima volta si era davvero divertito.
Invece, dopo qualche secondo, si trovò a chattare con Viola.
Lui era DocFaust.
Ecco come avvenne il loro primo incontro.

Viola: toc, toc, vuoi chattare con me?
DocFaust : ki 6? nuova? femmina vera?
Viola: appena arrivata, cerco maschio senza inibiz, per far sex
DocFaust: o.k. l’hai trovato, ma prima , descriviti
Viola: alta, rossa natur, tette grosse, carne bianca , da lekkare, fika piumaggio di fiamma e simil fuoko. E tu? descriv
Doc Faust: moro, non molto alto, molto arrapt. Dimmi di tette, descriv e poi vestita, come, particolari
Viola: solo un pareo, tolgo, nuda, tette grandi, capezz grossi, ora ke li sto accarezzando, dritti, ekko scendo alla fika… mi tokko……. dai tiralo fuori
DocFaust: aspetta

Lui si alzò per andare a chiudere a chiave la porta del piccolo studio.
Poi si risedette e si aprì i pantaloni.
Quel -tiralo fuori- l’aveva eccitato parecchio.

DocFaust: son qui, ci sei sempr?
Viola: sìììì, fatto come ti ho detto?
toccati e pensa che mi sto akkarezz, ahhh, diko mia fantasia, sì??
DocFaust :sì, intanto le tue tette grosse intorno al mio kazzo, ti sto scopando le tetttt……
Viola: sì, le stringo e intant guardo il tuo KKKK grosso gonfio , la mia fantasy che mi sturba dalla goduria : sono sdraiata, a gambe larghe, con tutti uomini intor ke mi fissano mentre mi tokko e anche loro si toccano e ……………………………………………….
ora il tuo kazzo grosso mi riempie e loro vengono rikoprono di sborr, mentre tu mi chiavi e io godo, dove 6 tu…
io sto scrivendo kon mano sola.–+++ xché vengo ahhhhhh&&&&&&&&&$$$$$$$$$$$$$$$$$$$$$$$$$$$$$$$$$$$$$$$$$$$$$$
DocFaust: belloooo, le tue tett,ti bagno il collo e la faccia, e ora puliscimi con la lingua, , dai………………………………………………………………………………………………
Viola:stato bell0?
DocFaust.sììì, etu?
Viola: no, ti vorrei dal vivo
DocFaust: dove e quando
Viola:domani, ore tre, grande giardino Largo Traiano, vicino hotel
DocFaust:come ti riconos?
Viola: borsa portadoc.Vuitton kon manico rosso, seduta bankina 3 da destr.
CiAoooooo
DocFaust:o.kkkkkkkkkk

Il giorno succecssivo alle quindici in punto lui arrivò all’appuntamento.
Non era la prima volta che ci provava a incontrare una conoscenza virtuale:
tutte bufale, nel senso che si trattava di un’umanità femminile, quando lo era , di qualità infima.
Appena vide Viola seduta sulla panchina convenuta si fermò immobile perchè non poteva essere vera, era un miraggio.
La rossa più incredibile che avesse mai visto, con vicino la cartella di Vuitton dal manico rosso.
La gonna corta metteva in mostra due gambe lunghissime e splendide.
Portava occhiali scuri, grandi, passati di moda, che in contrasto al candore del viso e al rosso fiamma dei capelli, le davano un’aria da diva anni ’50.
Si sentì indeguato di fronte a quella gran gnocca e si chiese dove stesse il tranello, perchè doveva esserci, di sicuro.
Lei guardava di fronte a sé , pareva assente.
Lui si avvicinò e allora la donna lo guardò, togliendosi gli occhiali: occhi verdi , enormi, e un sorrisetto sulle labbra che gli fece scorrere un brivido lungo la spina dorsale.
Di natura indefinibile.
Si trovò a fissarle le tette, visibilmente nude sotto la sottile camicetta: erano davvero grandi e tonde come due meloni.
Lei si alzò e :
-DocFaust?-
-Sì,ma mi chiamo …-
-Lascia perdere, non voglio saperlo, io sono Viola; andiamo…-
-Dove?-balbettò lui- in hotel?-
-Sì, certo, ho voglia di scopare con te; ora che ti ho visto, mi piaci, mi arrapi-
E lui ricordò quel:
-Tiralo fuori- della chatt e si ritrovò eccitato come un ragazzino.

Non avrebbe ricordato molto, in seguito, di quei cinque minuti in cui insieme alla donna era arrivato all’albergo, che era vicinissimo.
Farfugliava domande a cui lei non rispose mai.
In compenso non avrebbe mai dimenticato quello che successe dopo, una volta arrivati in camera.
Chiusa la porta, la giovane donna si liberò dei sandali e della camicetta , che fece volar in giro per la stanza.
Poi avanzò verso di lui, stringendo quei seni incredibili con le mani e :
-Baciali- ordinò
Lui immerse il viso tra quella carne soda e bianca e cercò di spinger la ragazza sul letto, era confuso, ricordava solamente che avrebbe dovuto usare una protezione, ma lui una femmina così non l’aveva mai neppure sognata, anzi, per dir la verità con l’altro sesso non era stato molto fortunato.
Forse dipendeva dal fatto che il letto non era la sua specialità visto che Lisa, sua moglie, sempre più spesso trovava penoso il dovere coniugale.
Ecco il perchè del sesso virtuale, in fondo aveva paura di esser giudicato inadeguata in uno “scontro” diretto … ma allora, che ci stava facendo lì con quella bellezza???
Viola interruppe questi vagabondi pensieri; inginocchiatasi fulminea ai suoi piedi, gli slacciò i pantaloni e lo prese in bocca, leccandolo, stuzzicandolo, succhiandolo voracemente fino a che lui non fu altro che un cazzo che voleva godere, un enorme organo sessuale pronto a esplodere.
Allora, con tempismo perfetto la rossa lo lasciò , disseminò in giro il resto degli indumenti e si gettò sul letto, a pancia in sotto. Una chiara offerta che lo lasciò per un atttimo paralizzato, poi, denudatosi rapidamente. si trovò a toccare quel sedere che gli si offriva, il più bello che avesse mai visto.
Le natiche di Viola erano un blocco solido, e nello stesso tempo un sublime piumino posto al centro di un corpo da sballo.
Cominciò a baciarle, solleticarle, avrebbe voluto divorarle.
Dai gemiti di piacere della donna capì come desiderava essere presa: lui aveva sempre avuto la fissa per quel tipo di atto erotico che pochissime donne gli avevano concesso, non certo sua moglie.
Fu l’inizio di un pomeriggio in cui , per la prima volta in vita sua, si sentì il miglior amatore del mondo.
Tutte le sue fantasie sessuali divennero realtà, lei lo voleva dappertutto ed era insaziabile.
Le leccava il sesso insieme al proprio seme, poi la baciava , mentre la penetrava di nuovo e intanto stringeva quelle tette incredibili e poi veniva ancora e ancora..
Lei lo incitava, mugolava, si agitava con furia , ma non rispondeva a nessuna delle domande che lui le rivolgeva con parole smozzicate.

E infine lui si addormentò, di traverso sul corpo di lei, spossato, ansante ma per la prima volta in vita sua…sentendosi maschio fino alle punta delle dita , alla cima dei capelli.

-Doc, svegliati, io vado e voglio dirti due cosette-
Lui aprì gli occhi, insonnolito, poi si svegliò del tutto vedendo che Viola era completamente vestita, occhiali compresi, seduta sulla poltrona di fronte al letto.
-Ora , signor dottore vallo a raccontare come passi le tue notti, dì come mi hai conosciuta …perché ho paura che dovrai farlo…. Ti lascio un ricordo di me, visto quanti ti è piaciuto scoparmi come e quanto hai voluto.
Vedi, io avevo un uomo , che sollazzandosi con non so chi si è beccato l’AIDS; mi ha infettata, il porco.
E’ morto l’anno scorso, marcio prima ancora di tirar le cuoia, divorato dal sarcoma di Kaposi.
Sono sieropositiva, e tu, dottore, hai buone probabilità di condividere il regalo che è stato fatto a me.
Naturalmente non ho nulla contro di te, solo sei un uomo, e ne sto castigando parecchi, da qualche mese a questa parte.
La rete mi sta aiutando davvero, non sai quanti porcelloni trovo, molti più che nel reale e in fretta anche….
Bene, ciao, ciao-
Infilò la porta e lui , immobile a letto, stordito e inorridito, sentì l’ascensore scendere.
Allora, con macabro umorismo pensò:
-Lo sapevo che c’era l’imbroglio, lo sapevo…-
E si mise a piangere

La storia è vera io ho le ho solo ridato vita a mio modo.
Nel 2000 un noto professionista di una cittadina francese marito e padre esemplare fervente predicatore di rigidi costumi morali si suicidò otto mesi dopo aver scoperto di essere siero positivo (HIV).
Il linguaggio completo di simboli e interruzioni è riprodotto fedelmente da una di queste chat erotiche.

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Can Can

corpoinquieto

 

Ogni giorno che passa è una lama incandescente che mi affonda sempre più nella carne, tra le costole e il cuore.
Contravvenendo alle mie abitudini non spengo mai il cellulare.
Al tuo numero ho inserito la suoneria che preferisco: il can can dall’Orfeo di Offenbach, la musica più pazza, lussuriosa, oscena che conosco.
Ma sono altre le melodie che mi scuotono dallo stato attuale di eccitazione soporosa, purtroppo non è mai il ritmo binario di quella danza che mi ha sempre fatto sognare un rossocupo di voglie sfrenate.
Un rosso alla Toulouse-Lautrec.
Mi sto consumando in notti insonni, in pranzi affrettati, in troppi caffè, in lunghe camminate solitarie, mentre stringo in tasca con forza quel piccolo aggeggio che può operare il miracolo di regalarmi la tua voce.
Le tue ultime parole sono state:
-Mi farò vivo io, al più presto-
Così resisto con testardaggine per timore di contrariarti e non ti chiamo.
Ogni volta che sono sola, quando lui non è con me, in macchina, in palestra, al lavoro cerco disperatamente di ricordare il timbro della tua voce, le tue parole,le carezze più intime, quelle che mi hanno fatto gridare di piacere.
Quasi avessi compiuto un sortilegio sul mio corpo.
La sera non mi addormento senza aver prima immaginato le tue mani che mi accarezzano, il tuo sesso che mi preme contro impaziente, i tuoi ordini sussurrati.
Ogni giorno che passa offusca sempre di più il ricordo della tua voce.
Tutte le mattine mi vesto come se tu dovessi cercarmi all’improvviso, indosso solo gonne o vestiti ( contrariamente alle mie abitudini di femmina che predilige i pratici pantaloni) e le calze di colore rosso velatissime, quelle con piccole farfalle purpuree disegnate sopra, che ti sono tanto piaciute al nostro primo incontro.
Ne ho comperate altre tre paia
Ho nascosto le scarpe nere eleganti con il tacco alto e appuntito e la trousse per il trucco nell’armadietto dove lavoro.
Ogni giorno aumenta il desiderio di rivederti mentre il rischio che tu ti sia dimenticato di me diventa più probabile.
E la mia sofferenza si fa infinita.

Mi invade un’orrenda sensazione di spreco, d’incompiuto, di attimi spesi inutilmente, non è vita se non posso toccarti.
Ho bisogno di rivederti, di mostrarti che sarò degna di te; vedrai, mi voterò al tuo piacere completamente, potrai disporre di me corpo e anima, saprò essere all’altezza delle tue esigenze, aspetto solo una parola da parte tua.
Perchè non mi chiami?
Non riconosceresti neppure la mia voce, ne sono sicura, ma forse ti sarebbe familiare la mia schiena inarcata che si offre, che ti sollecita a disporre, ad esigere, senza limiti.
L’attesa è una tortura.
Non posso crederci, non è da me.
Eppure aspetto solamente che tu voglia darmi il modo di dimostarti quello che so fare, in quanti modi posso eccitarti.
Non me ne hai lasciato il tempo, non ho potuto, se sapessi di che cosa sono capace quando il desiderio mi attanaglia in questo modo le viscere; ti assicuro, la mia sottomissione sfiderà le convenzioni e le concessioni, eguagliando solo il mio totale abbandono.
Non riesco a provar piacere con lui se non ricordando quello che tu mi hai fatto,del resto ci penso continuamente, nonostante abbia un uomo che mi ama e che amo, un lavoro che mi soddisfa pienamente.
Ero una giovane donna in carriera, con poche distrazioni e una volontà di ferro prima di incontrarti.

Poi sei arrivato tu e mi hai messo addosso questa smania di andare oltre i limiti, di soddisfare voglie che neppure sospettavo di avere, di inoltrarmi nelle contrade della violenza – che diventa stupro con me vittima consenziente- di cui mi sento già dipendente.
Ma come è possibile che sia io a scrivere di queste cose?
Sì, lo so, molte donne riescono a provare piacere solo se prese con la forza, ma non è mai stato il mio caso.
Ho sempre goduto del sesso liberamente, con gioia, la mia ombra, il mio doppio oscuro ha visto la luce nel momento in cui ci siamo incontrati.
Come hai capito che avrei risposto alla tua chiamata?
Fino a pochi giorni fa era lui il mio punto di riferimento, con nessuno uomo sono mai stata così bene, anche a letto.
E adesso dimentico perfino il mio nome, non faccio altro che aspettare il cenno di un altro che mi ha posseduta nel dolore umiliandomi e gratificandomi di un piacere fulminante, senza uguali, di cui mi vergogno.
Come vorrei scordare la sottomissione, gli spasimi, i richiami del ventre vuoto e affamato,come vorrei annullare in me il bisogno di essere riempita dal tuo sesso quasi sconosciuto e arrogante.
Ma non posso.
La sento dentro di me quella carne che la mia ammansisce e risucchia, mentre le mucose si annusano sfiorandosi.
Solo ora posso capire l’irresistibile attrazione della schiavitù, l’imperdonabile pulsione che ti porta a nutrirti unicamente del desiderio di un uomo diventato una divinità satanica che si venera in ginocchio in attesa di un cenno, di una parola, del magico soffio che ti fa ardere i sensi.
Senza saperlo aspettavo che arrivassi tu a prendermi l’anima e la vita per trasformarmi in un essere animalesco avido, umiliato e sottomesso, implorante un ordine, una parola che mi avrebbe fatto capire come prima per me ci fosse stato solamente il deserto.

Sono sfinita, ossessionata dall’attesa.

Squilla il cellulare ma non sono le note fragorose del can can a placare la miaansia.
Vo rrei poter andare a letto, addormentarmi, alzarmi, vestirmi, lavorare senza pensarti più, vorrei poterti archiviare nell’armadio dei ricordi come le letteredel primo amore,  ma non è possibile; mi accorgo di essere sull’orlo di un precipizio, aspetto solamente qualcuno che mi butti giù. Chiama, ti prego…
Ognuno di noi ha un lato oscuro che, a volte, un incontro casuale riesce a far emergere,allora scopriamo cose di noi che sarebbe stato meglio fossero rimaste sepolte
Forse…
Questo racconto è ispirato a una storia di “nera” successa a Parigi alcuni mesi fa: la donna ha finito con l’uccidere l’amante.
Da quello che ho letto sul delitto ho inventato la mia versione dei fatti dalla parte di lei.

Nel vapore caldo di un sogno

 

 

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Amore mio, sono sotto la doccia, in ritardo con il lavoro, quando non ci sei divento pigra, e mi rendo conto del perché: non devo dimostrarti quanto sono brava come succedeva con mio padre da bambina. Questa cosa non va, dobbiamo parlarne; sotto l’acqua calda che scorre, il sapone profumato al sandalo è morbido, pare panna sulle mani ed io comincio a massaggiare la pelle, così setosa al tatto, e ti penso , mi manchi.
Manchi al mio corpo, quando sei con me la tua voglia diventa la mia e la mia la tua.
Ridendo dici che sono una delle pochissime donne che non ha mai mal di testa…
Ora sento il noto sfarfallio nel ventre mentre tra le gambe batte cupo il mio cuore di femmina
Nel vapore che mi avvolge e mi rende languorosa le mie mani diventano le tue, sei tu che mi accarezzi, le tue labbra indugiano sulla mia spalla e sul mio seno, mentre il sapone continua a scivolarmi sul corpo.
Sono stordita dal profumo e dal caldo, ti amo e ti voglio come non mai, la mia mano che è la tua scivola tra le cosce nell’esperta carezza che tanto mi piace e mi devo appoggiare al muro, per non cadere, quando un violento, inaspettato piacere mi sorprende.
Ripeto , come un mantra , il tuo nome, mentre l’acqua continua a scorrere calda su di me; ora sono le tue braccia forti che mi stringono, mentre mormori:
-Sono qui, amore mio, sono sempre stato qui-
Il cellulare squilla, chiudo la doccia, vado a rispondere:il vapore umido si disperde per l’aria, insieme al tuo viso, alle tue mani, a te, ed io smetto di sognare.

Sax

sax

 

Facciamo una sosta a Roma, nel nostro lungo viaggio da Palermo a Parma ; quando ripartiamo, è ormai sera e tu sostituisci Marco alla guida, dichiarando:
-Ora fino a Parma niente più fermate-
Io sono felicissima di passare nei sedili posteriori per dormire, mentre Francesca, l’attuale donna di Marco, si siede vicino a te; ripartiamo e Marco, ridendo, dice:
-Allungo il braccio, così lo usi come cuscino e ti sistemi per la notte; mai vista una donna che riesca a dormire in tutte le situazioni, come capita a te, mi ricordi Sid, il bradipo –
Marco, trentenne, trascorre i suoi giorni in allegria facendosi mantenere da un padre ricco che stravede per lui e suonando in una jazz-band che ha messo insieme con alcuni amici.
Il suo strumento è il sax: dicono tutti che sia molto bravo.

Le donne lo adorano: prima scatta l’istinto materno di protezione per quel cucciolone cresciuto e da lì al letto il passo è breve.
Mai nessuna è durata più di due mesi; noi due abbiamo avuto un piccolo rendez-vouz di sessomatto alcune estati fa: una sola notte, devo dire indimenticabile, lui ha una autentica innata virtù tra le lenzuola ma se è vero che è meglio mangiare una torta buona in tanti piuttosto che una cattiva da soli…questo prinicipio che di massima sostengo non era applicabile nel nostro caso.

Quindi, di comune accordo, non ci siamo più cercati.
Ma ora, appena mi avvicino all’uomo nello stretto abitacolo, appoggiata con la nuca al suo braccio, un calore improviso m’avvampa il ventre: strano, siamo stati vicini altre volte durante la nostra vacanza e non mi era mai successa una cosa simile.
Forse è la situazione di estremo rischio ad eccitarmi, complice il buio fuori dal finestrino e il suo odore, che mi ricorda la famosa notte nell’isola greca.
All’improvviso scivolo nel sonno cullata dalle vostre chiacchere.
E faccio un sogno erotico -altra stranezza, non sono comuni per me questi sogni- dove mi trovo accerchiata da fantasmi ossessivi, labbra che si posano sulla mia pelle, sessi che hanno fretta di sfregarsi contro di me, di aprirsi un passaggio tra le mie ginocchia, forzandole, fino al mio sesso, per penetrarlo con fatica, una fatica che mi colma di piacere.
Uno dopo l’altro affondano nel mio corpo, saziandolo.

Allora, nel dormiveglia, come se il sogno continuasse nella realtà, sento una mano di Marco premere contro la spalla per avvicinarmi di più a lui, mentre l’altra, dopo essersi impadronita del mio ginocchio, carezzandolo dolcemente comincia a risalire verso l’alto della coscia.
Io, istintivamente, accosto le gambe alle sue, stringendo contro il mio ventre la sua mano che ora è a contatto del leggero slip.
Gemo piano, so che cosa vuole lui e quello che voglio io.
Nel mio finto sonno,ormai sono ben sveglia, agevolo i suoi movimenti mentre sta tentando di abbassare lo slip e intanto continua a parlare con te e Francesca di Borsa: stranamente, nel suo beato far niente, ha la passione per l’alta finanza, credo lo consideri un gioco.

La sua mano comincia ad accarezzarmi, con movimentilenti, sapienti,poi le dita scendono per affondare di più tra le mucose umide, rallentando il movimento, man mano che la mia tensione cresce. Ora faccio fatica a trattenere i gemiti, mentre lui mi porta sempre più vicino all’orgasmo, senza permettermi di raggiungerlo; odo le vostre voci lontane, tesa come sono ad arrivare al piacere, che va e viene, come un’onda.
Poi Marco si curva verso di me, mi prende una mano e la attira verso il suo grembo aiutandola a chiudersi sul sesso rigido e guidando i miei movimenti, rallentandoli o accellerandoli, a seconda della sua eccitazione; intanto le dita, dentro di me , accarezzano e frugano; in una pausa della conversazione a tre mi mormora rauco all’orecchio:
-Cosa pagherei per essere dentro di te, come a Santorini, ricordi?-

A queste parole istintivamente stringo con violenza la sua mano tra le cosce in una muta richiesta mentre mi abbasso su di lui per prenderlo in bocca, facendo scivolare le labbra il più in basso possibile, per poi risalire e ridiscendere e sentirlo esplodere infine contro il mio palato, procurandomi uno strano acuto piacere mai provato prima.

Intanto lui mi penetra e accarezza con le dita portandomi finalmente in paradiso.
Per non urlare mordo la sua camicia.
In tutto questo tempo la sua voce si è incrinata appena un poco, mi pare abbia vacillato sciogliendosi in un mormorio solo sull’inutilità dello spread: -E’ solo fumo negli occhi-
ma diciamo che la cosa è passata inosservata, mascherata da un provvidenziale colpo di tosse.
Io, sprofondata nel buio dell’abitacolo contro la sua spalla, assaporo la stanchezza meravigliosa del dopo-piacere, un piacere doppio, accresciuto dal brivido del rischio.
A occhi chiusi, la testa appoggiata allo schienale, mi sistemo con mani leggere la gonna e lo slip mentre Marco si riaggiusta camicia e pantaloni.

Francesca, con un tempismo perfetto, voltandosi verso di noi chiede:
-Ma … continua a dormire?-
-Altrochè, questa si fa Roma  Parma nonstop di sonno, te lo dico io; mi si è quasi intorpidita la spalla- risponde Marco, passandomi le dita sulla bocca…

BELLISSIMA

bellissima

 

Ora non voglio pensare, impongo il silenzio alla mente che si pone dubbi e mi martella di “perché”.
Sono pronta come tu mi vuoi, ne sono sicura, è bastata una tua carezza a farmelo capire.
La mia pelle profuma di sandalo, è liscia e morbida al tatto.
La bocca sa ancora del tuo bacio di ieri, nella mano ho stampato, un marchio a fuoco, il numero di questa stanza, la 237.
Nessuno sa che sono qui, il telefono è spento, chiudendo quella porta isonorizzata ho chiuso fuori il mondo.
Del resto altalenando tra i miei mille impegni riesco sempre a rubare qualche ora per me, a volte semplicemente per restare da sola, a volte per inseguire il miraggio di una nuova avventura.
Ma tu non sarai solo questo, lo so già, ne sono sicura, probabilmente mi sconvolgerai la vita.Arriva ti prego…
Inizio a spogliarmi in un rito propiziatorio, mentre frugo nel cestino della frutta.
Mi sarebbe piaciuto trovare delle albicocche, nel mio immaginario le ho sempre associate al sesso, così polpose, ricche di sugo, con quel sapore aranciato di strana spezia ma non è la stagione adatta.
Sorrido accarezzandomi un seno, non potevi saperlo.

O forse lo avevi indovinato ma non ti è stato possibile trovarne?
Non so come sia successo ma in un attimo tu mi hai aperta, letta , decifrata, conquistata.
Hai annullato le mie certezze, scardinato la mia sicurezza, fatto battere il mio cuore come quello di un’adolescente che avvampa per la prima volta.

Nuda di fronte al grande specchio mi guardo: cerco la conferma di essere bella, per te.
Le tue mani, non riesco a smettere di pensare a loro, al loro tocco.
E ora voglio poter urlare di piacere e di dolore come mai mi è capitato prima, tutto, voglio tutto e tu me lo darai.

Sono sdraiata sul letto, come mi volevi, e pronta come mai fino ad ora.
Pronta a fare quello che mi hai chiesto.
Piego il foulard di seta, il tuo, quello che mi hai lasciato ieri, chiudo gli occhi e mi bendo, stringendo forte.
Cerco a tentoni le manette in alto, eccole.
Uno scatto metallico, tendo il braccio saggiando la resistenza della catenella.
Mi manca il respiro, per un momento penso a che cosa accadrebbe se tu non venissie io restassi qui, appesa al letto.
Una vita gettata dalla finestra, lo scandalo nella mia gotica famiglia farebbe saltar le coronarie a qualcuno.

Sorrido e mi giro, mostrando la schiena alla porta.
Assecondo il tuo desiderio.
Pronta per te, pronta a ogni tua voglia. Mi sento bella, morbida e calda.
E sono sicura che anche tu sarai bellissima, per me, amore mio. Il fruscio della porta che si apre tende il mio corpo come un arco…

Madiel e le “fait accompli”

 

fiammifero

 

Alle sei Madiel scese da un taxi davanti all’Elyseum. L’oscurità era fitta in quella ventosa sera di Novembre ma lei si sentiva bene. Nulla avrebbe potuto metterla di cattivo umore, quella sera.
Né il buio né il freddo.
Non vista, passò fra le locandine con il suo viso e il suo nome- era sempre la miglior Viola della Dodicesima notte che il Teatro avesse mai avuto, pensò sorridendo- e attraversò la sala vuota raggiungendo il suo camerino.
Lì, a far fuori nervosamente un pacchetto di sigarette, trovò Clive, il suo regista e il suo grande amore…
…Che l’aveva già sostituita nella parte di Viola con la nuova amante ventenne, giovane attricetta da serial televisivo di successo, caparbiamente intenzionata a diventare una grande attrice di Teatro.
Il letto di Clive era il miglior trampolino di lancio, Madiel lo sapeva con assoluta certezza.
Del resto lei era finita in Ospedale proprio la mattina a seguito di quell’increscioso incidente di macchina..
Già, i freni non avevano funzionato, qualcuno li aveva manomessi; lei lo sapeva, la polizia no, del resto il tasso alcolico del suo sangue bastava a giustificare l’accaduto.

Rimase per un momento in posa sulla soglia, dandogli il tempo di riprendersi dalla sorpresa.
Lui impallidì vedendola e lei gli sorrise.
Certo, le era difficile muovere le labbra per l’inconsueta rigidità dei muscoli facciali, ma si ritenne soddisfatta dell’effetto ottenuto.
Clive non sapeva che cosa dire o fare. Madiel non stava affatto bene, su questo non c’era alcun dubbio.
Sicuramente aveva lasciato l’ospedale per partecipare alla prova in costume della serata.
Non portava trucco e i suoi capelli avevano bisogno di una lavata.
-Che cosa fai qui?- le chiese mentre lei richiudeva la porta.
-Un lavoro lasciato a metà, da finire, è importante-
-Ascolta… tu hai avuto un incidente grave, stavi in rianimazione, così abbiamo trovato una che ti sostituisce-
Lei lo fissò senza espressione. Lui riprese a parlare precipitosamente, incespicando nelle proprie parole:
-Pensavamo che tu fossi fuori combattimento, capisci? Non in maniera definitiva, s’intende, ma almeno per la Prima-
-Non ti preoccupare-
L’uomo rimase a bocca aperta.
-Non ti preoccupare?-
-Sì… la cosa non mi riguarda più-
-Ma allora …perché sei qui? E quale lavoro hai lasciato a metà?-
Poi restò senza fiato: Madiel si stava sbottonando il vestito. Non fa sul serio, si disse, non può fare sul serio.
Sesso? Ora?
-Non ti ricordi, l’altro giorno, proprio in questa stanza , che cosa ti stavo facendo, quando Franz ci ha interrotto bussando alla porta?-

Altroché se se lo ricordava, il miglior lavoro di bocca di cui fosse mai stato omaggiato: Madiel era ineguagliabile.
-Ho riflettuto molto in queste ultime ore- continuò lei mentre si dimenava con grazia per farsi passare il vestito stropicciato oltre le anche per poi lasciarlo cadere e uscirne con un leggero passo. Portava un reggiseno bianco che cercò di sganciare senza successo.
-E ho concluso che non mi importa più nulla del teatro. Mi aiuti?-
Gli voltò la schiena.
Lui le slacciò il reggiseno meccanicamente, senza in verità analizzare se volesse davvero andare avanti.
Sembrava un “fait accompli”,un fatto compiuto.

Era tornata a finire quello che avevano cominciato quando erano stati interrotti, molto semplice.
E a dispetto degli strani suoni che produceva dal fondo della gola e dall’espressione assente dei suoi occhi, era pur sempre una donna molto attraente.
Madiel si girò di nuovo e Clive poté contemplare la pienezza dei suoi seni, più pallidi di come li ricordava ma sempre bellissimi.
La sua erezione divenne ingombrante, mentre lei, rotendo i fianchi come una volgare spogliarellista di Soho, si passava le mani fra le gambe.
-Ormai ho deciso, so quello che voglio veramente…Te. Non posso avere contemporaneamente il sesso e il palcoscenico… Viene il momento nella vita di ciascuno in cui si devono prendere delle decisioni-
-Ma che cazzo stai dicendo?- mormorò Clive, eccitato e confuso
-L’incidente mi ha fatto pensare, mi ha fatto meditare su ciò che mi sta veramente a cuore. E francamente…- gli slacciò la cintura – non mi frega niente…- gli aprì la cerniera dei pantaloni-né di questa né di qualunque altra commedia –
I calzoni scesero a terra intorno alle caviglie del regista.
-Ora ti faccio vedere che cosa mi interessa davvero-
Gli infilo una mano nei boxer e lo afferrò. Le dita gelide resero stranamente il contatto più eccitante. Clive rise chiudendo gli occhi mentre lei si inginocchiava.

Lo prese con l’esperienza di sempre, la gola aperta come un pozzo. La sua bocca era un poco più arida del solito e la sua lingua ruvida, ma le sensazioni che gli dava lo facevano impazzire.
Era così eccitato che non si accorse della facilità con cui lo divorava, lo stava mandando in cielo dando prova di una abilità che gli era sconosciuta.
Alternava il ritmo con sapienza: prima lento, poi piu velce, fino a farlo quasi venire, per poi rallentare di nuovo e aspettare che si spegnesse in lui l’urgenza dell’orgasmo.
Clive era completamente alla sua mercé.
Aprì gli occhi per guardarla muoversi. Madiel era come infilzata su di lui, con un’espressione rapita sul viso.
-Madiel- mormorò roco -che bello… oh sì, oh sì…-
Lei non mostrò alcuna reazione alle sue parole, continuando a lavorarselo in silenzio. Non mandava i suoi soliti versetti, i mugolii di soddisfazione, il sibilo contratto della respirazione attraverso il naso. Lo divorava nel silenzio più assoluto.

L’uomo trattenne il fiato per un momento, mentre sentiva nascergli dentro, dal punto più oscuro della mente, un’idea. Davanti a lui la testa continuava ad agitarsi ritmicamente, con gli occhi chiusi, le labbra serrate sul suo membro, un’espressione di concentrazione totale. Trascorse mezzo minuto, un minuto, un minuto e mezzo…
…. La donna non respirava. Gli stava praticando una fellatio così straordinaria perché non si fermava mai, nemmeno per un istante, per inspirare o espirare.
Clive si sentì irrigidire all’improvviso, mentre la sua erezione si smorzava nella bocca di lei.
Madiel non ebbe alcuna esitazione e continuò imperterrita a succhiarlo mentre un pensiero pazzesco prese a vorticare nella mente stravolta dell’uomo:
-E’ morta. Mi ha preso in bocca, in quella sua bocca gelida ed è morta. Sì, per questo è tornata, per questo si è alzata dal suo capezzale ed è tornata. Vuole finire quello che aveva cominciato, ora che non le importa più della commedia, e neppure di me, il suo assassino…. L’unico atto importante per Maudiel adesso è questo e ha scelto di interpretarlo per l’eternità-

Davanti a quella terribile verità, Clive non poté far altro che restare a guardare come un imbecille quel cadavere che lo succhiava.
Poi lei percepì il suo terrore. Aprì gli occhi e li alzò verso di lui.
Erano vuoti, opachi, spenti.
Dolcemente, si sfilò dalle labbra la sua flaccida virilità.
-Che cosa c’è?- gli domandò, senza rinunciare a recitare la vita con la voce flautata.
-Tu… tu non… stai respirando…-
-Oh, caro- mormorò Maudiel rinunciando finalmente a fingersi viva -in definitiva non sono poi molto brava a recitare la parte, non ti pare?-

La sua voce era la voce di uno spettro, sottile, desolata. La sua pelle, il cui pallore poco prima aveva trovato eccitante, era a ben guardare del colore della cera.
-Sei morta?- le chiese.
-Temo proprio di sì. Due ore fa. Ma ho dovuto venire, Clive, con tutto quel che era rimasto in sospeso tra noi. La tua puttanella, i freni della macchina…Ho fatto la mia scelta. Dovresti esserne lusingato perché sei stato il mio ultimo ossessivo pensiero.
Ne sei lusingato,vero?-
Si rialzo e cercò nella borsetta che aveva lasciato accanto allo specchio.
Lui guardò la porta, tentando di muoversi, ma le gambe non gli ubbidirono . E poi aveva i calzoni intorno alle caviglie. Due passi e sarebbe finito per terra.
Madiel si volto nuovamente verso di lui, con qualcosa di aguzzo e argenteo nella mano. Per quanto si sforzasse, Clive non riuscì a mettere l’oggetto a fuoco.
Ma qualunque cosa fosse, era per lui.

SUSCHI

 

1a-1

 

Suono il campanello, tu apri, mi fai entrare e cominci a baciarmi subito, confuria, mentre mi spingi verso la camera da letto.
Non dovrei essere qui lo so, ma è solo il pensiero di un attimo.
La tua bocca e la tua lingua mi sciolgono lo stomaco mentre il ben noto crampo d’eccitazione mi contrae il ventre e le cosce si irrigidiscono contro le tue.
Prima che possa aprire bocca, quasi mi strappi i vestiti di dosso per prendermi   con furia sul letto sfatto.
Così mi rendo conto che il nostro incontro di ieri sera- alchimie perfette, a incastro tra due umani- non è stato solo un miraggio, un’illusione, una fantasia passeggera.

L’armonia dei nostri corpi è strabiliante, incredibile, sia che restiamo vicini, abbracciati o che facciamo l’amore selvaggiamente.
E sembra che il nostro fare all’amore non abbia un’inizio, uno svolgimento, una fine.
Ci serviamo a vicenda di doppie porzioni di sesso infuocato, che non ci bastano mai, perchè quando crediamo di essere sazi e sfiniti, ricominciamo da capo.
Non c’è mai un momento in cui la voglia si affievolisce e arriva la ben notarichiesta:
-Ti è piaciuto ? –
Non c’é bisogno di farla quella domanda, così noiosa, così solita.
E’ chiaro che il nostro è un legame cosmico improvviso, immenso, profondo come lo spazio.
Tutti gli affanni del mondo non sono niente davanti a questa forza, al rogo che riusciamo ad acccendere con il nostro inesauribile desiderio. Perduta nell’uragano che sta sconvolgendo la mia vita, cancellato l’uomo che divide i miei giorni .
Tutto scompare mentre sto sotto di te, sopra di te, dentro di te, i sensi strafatti dalla droga più potente che conosco in questo momento : il tuo sesso,che mi scava, mi riempie, mi fa urlare di piacere.

Solo la fame riesce a interrompere il nostro delirio; andiamo a cena in un ristorante giapponese, vicino a casa tua.
Seduti sul pavimento di una saletta privata con le pareti di carta, non riusciamo a tenere le mani a posto, né a smettere di guardarci con cupidigia.
-Ti adoro, non ne ho mai abbastanza di te-continui a ripetere, tra un boccone e l’altro di suschi.
Allora il demone del desiderio mi fa fare cose folli, come mettermi un boccone di suschi tra quelle altre labbra, calde e palpitanti, aperte tra le cosce, e sfidarti a prenderlo con la bocca, prima che torni la pudica cameriera giapponese in chimono.
Tu ti chini sul mio grembo con mossa fulminea, attardandoti sul sesso aperto a leccarlo golosamente, insieme al cibo.
Ed io ti voglio dentro di me con tanta intensità da sentirmi mancare il respiro.
Poi scoppiamo a ridere così forte che gli uomini d’affari giapponesi nella saletta adiacente, divisa solo da una parete di carta, non resistono alla tentazione di sbirciare, quando la cameriera lascia la porta accostata.
Occhiali d’oro sfavillanti, macchine fotografiche e cineprese, si esibiscono in una serie di risatine, prima che la porta si richiuda.
Alla fine beviamo saké guardandoci negli occhi e:- Non ho mai desiderato un uomo come ora voglio te-
mormoro io, sollevando la gonna e allargando le cosce, per mostrarti la nudità del mio sesso, testimone delle mie parole.
-Ed io non l’ho mai avuta una donna prima di te, ora lo so-

Allunghi una mano e la passi di taglio tra le labbra vermiglie, accarezzando e premendo.
Non posso resistere, stringo le cosce e ti imprigiono nella mia carne affamata.
L’odore di sesso rende l’aria irrespirabile.
-Andiamo- mormori, con voce concitata.
Facciamo di corsa i tre isolati che ci separano da casa tua. Già nell’ascensore mimangi la bocca e mi stringi i seni con violenza, mentre attraverso i calzoni sento il peso della tua erezione. Apri la porta e una volta entrati mi spingi contro il muro, sollevandomi con le mani  , mentre io aggancio con una gamba il tuo fianco.

Mi prendi così e io grido di piacere e mi pare di non aver mai fatto l’amore primadi ieri sera, di oggi, di non aver mai conosciuto nessun altro maschio prima di te, il ventre incendiato dal tuo seme che di nuovo mi riempie.
Poi ci avviamo al letto, barcollando come due marinai ubriachi.
Amiamo tutti e due le sensazioni nuove, forti, siamo sfrenati nelle nostre voglie, che sono come vino rosso che scorre abbondante e che nessun bicchiere riesce acontenere.
Così seguitiamo ad abbracciarci, a stringerci, a leccarci, a penetrarci avidamente, come se sapessimo che domani non ci sarà più concesso di divorarci a vicenda.
Come se queste ore fossero le ultime che passeremo insieme e sarà davvero così lo sappiamo bene tutti e due…